#ALIMENTARELACULTURA

4 Novembre 2018

Caminata del migrante

“Non partiamo perché vogliamo, ci espelle la violenza e la povertà” (volantino di convocazione della “Caminata del migrante”, 12 ottobre 2018, terminal bus di San Pedro Sula, Honduras)

Nel 2009 il presidente eletto dell’Honduras Manuel Zelaya è stato destituito da un colpo di Stato militare. L’amministrazione Obama non ha però definito l’azione eversiva come un colpo di Stato perchè questo avrebbe comportato un ritiro e un blocco dei fondi statunitensi all’Honduras.

Il golpe ha avuto successo, e gli Usa del premio nobel per la pace non hanno mosso un dito.

L’Honduras, insieme a El Salvador e il Guatemala, forma il cosiddetto triangolo della morte.

“Il triangolo settentrionale di Guatemala, El Salvador e Honduras è la zona più mortale del mondo, ed è molto più pericolosa di teatri di guerra attivi come l’Iraq e l’Afghanistan” (Comandante in capo del Comando meridionale degli Stati Uniti, generale Douglas Fraser)

Ma Donald Trump non lo sa, o forse semplicemente se ne frega…

“Ho detto ai soldati che considerino i sassi come fossero fucili: se qualcuno lancia pietre si potrebbe aprire il fuoco, perché se ti sparano in faccia…” (Donald Trump, 2 novembre 2018)

“Non ho detto di sparare, però saranno arrestati” (Donald Trump, dopo qualche ora)

“[Trump] è senza pietà, questa non è America” (Barack Obama, comizio in Florida, 1 novembre 2018)

Ecco la società dello spettacolo.

Peccato che lo spettacolo a cui tutti assistiamo vive della sofferenza e delle paure dei deboli e degli esclusi, a vantaggio di quelli che contano i voti e i soldi che da tutto questo ci guadagnano.

Il flusso umano, raccontato dal film “Human Flow” (la cui distribuzione in Italia è stata completamente assente nonostante il suo incredibile successo al Festival del Cinema di Venezia 2017), è in atto in tutto il mondo.
Si contano fino a 65 milioni di persone che via terra e via mare si muovono in un esodo collettivo che ricorda i racconti dell’Antico Testamento.

Almeno una cosa però dovrebbe essere ormai chiara.

La povertà, la violenza, le calamità naturali e la rabbia che caratterizzano la nostra vita di questi tempi non sono causate da una politica o un partito piuttosto che da altri.

La situazione che viviamo è causata da un modello di sviluppo fallito, da metodi di produzione e di scambio ingiusti e dannosi, fondati sulla speculazione e su ruberie più o meno coperte dal manto della legge.

Tutti ne siamo o ne saremo colpiti.

La scelta è tra nuovi modelli di convivenza e la guerra totale, perché non basteranno gli eserciti a fermare decine di milioni di persone in marcia per la dignità, che non hanno più nulla da perdere.

Guido De Togni

 


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