#ALIMENTARELACULTURA

10 Ottobre 2018

Chi pensa che l’acqua sia un lusso?

Il 12 e 13 giugno del 2011 in Italia si votò su quattro quesiti referendari, uno dei quali si riferiva all’acqua pubblica.
Nei mesi precedenti si formò un movimento imponente che richiamava il concetto dell’acqua come bene comune e che portò alle urne più di 27 milioni di italiani, permettendo a un referendum abrogativo di raggiungere il risultato per la prima volta dal 1995.
Pochi ricordano che 5 mesi dopo il governo italiano reintrodusse le norme abrogate con il decreto Ronchi, fregandosene della volontà espressa dal popolo.
Da allora si è parlato poco dell’acqua come bene comune e molto più spesso come bene da cui ricavarci soldi.
Così a leggere in questi giorni l’ennesima campagna (l’ultima firmata da Jean Paul Gaultier arrivava a costare quasi 14 dollari a bottiglia) dell’acqua Eviàn firmata da #ChiaraFerragni non viene da stupirsi, ma in ogni caso viene da incazzarsi.
Perché qui il punto non è che un’impresa privata che vende acqua non possa assumere chicchessia per specularci sopra (anche se in questa rubrica si pensa che propria questa sia la cultura economica che ci sta danneggiando tutti), ma invece il fatto che poco più di sette anni fa 27 milioni di persone hanno alzato il loro culo e sono andati a dichiarare con il proprio voto che l’acqua è un bene comune di tutti e che non ci si può guadagnare dalla sua commercializzazione oltre un’equo compenso per il servizio.
Almeno qui in Italia dunque vendere una bottiglia d’acqua a 8 euro va contro la volontà espressa da moltissimi di noi (la fatidica maggioranza), e non è accettabile.
È invece da boicottare e sabotare in tutti i modi.

Guido De Togni

Guido De Togni è un ricercatore a tutto campo. È dottore di ricerca in diritto costituzionale presso La Sapienza di Roma e autore di articoli e saggi. Ha partecipato all’esperienza del Teatro Valle Occupato e ai lavori di studio sui beni comuni con vari giuristi tra cui Stefano Rodotà e Ugo Mattei. Attraverso la ricerca, la scrittura e altre espressioni, vuole fomentare la molteplicità del mondo.


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