#ALIMENTARELACULTURA

5 Ottobre 2018

Cibofobia & Cibomania

Cibus, cibo. Dal latino questa parola che ci accompagna da quando nasciamo a quando moriamo.
Cibo. Una volta era lo strumento per dosare gli alimenti, oggi potrebbe rappresentare l’edonismo
puro, come atteggiamento e sistema di vita motivato dalla ricerca dell’estetica. Il valore del cibo in
un sistema edonistico assume un ruolo secondo il piacere che produce, della propria soddisfazione
egoistica, utilitaristica. Perde così quel ruolo di convivio e di narrazione per cui viene prodotto.
Il consumatore, la gente, diventa un pendolo che oscilla tra diverse motivazioni, tra quelli che
hanno fatto del cibo un’ossessione o una passione da cui si producono due modelli simili ma
differenti stili di vita, la cibofobia e la cibomania.
La cibofobia è la criminalizzazione del cibo, che si trasforma in rifiuto o nel suo eccessivo consumo,
che inevitabilmente porta all’anoressia o alla bulimia, quindi dall’analista.
La cibomania è la ricerca esagerata del cibo spettacolo, di quello che fa tendenza, delle ricette
magnificate come se fossero opere d’arte intrise di eccessive alchimie, come prodotti da
fotografare più che gustare, dove l’immagine cromatica più delle volte sopperisce al gusto, dove
assaggi ma non capisci, quindi una telecibomania. Tutto questo lede l’immagine che nei secoli la
nostra bell’Italia si è costruita, del buon mangiare, delle migliaia di ricette intrise di eccellenze
locali e di narrazioni che raccontano le produzioni. La cibofobia e la cibomania recano solo danno
alla nostra dieta mediterranea apprezzata da tutti e imitata da troppi. Questa grande filosofia di
vita ha di fatto portato la nostra Italia a diventare la nazione della salute, della longevità, dello
stare bene. Se risulta vero che la dieta mediterranea è intrisa di modelli di vita conviviali, fatti di
sussidiarietà e solidarietà tra le comunità allora potremmo affermare che la filosofia del vivere
mediterraneo è partita dalla terra degli Enotri dove Re Italo ideò i sissizi che erano luoghi di
convivio, composti in genere da 15 membri, che si riunivano per consumare il pasto.
Dall’attuale Calabria i sissizi si diffusero in tutto il Mediterraneo dove con la partecipazione si
acquisiva il diritto di cittadinanza. Ogni partecipante contribuiva ai sissizi fornendo 3 kg di
formaggio, 2 kg di fichi, 40 lt di vino. Una sorta di pagamento della tessera d’ingresso nella
comunità del cibo. Aristotele indica in Italo il re che trasforma gli Enotri da allevatori di bestiame in
agricoltori e forma il nuovo popolo degli Itali, certificando la nascita assieme all’ Italia, della dieta
Mediterranea perché i nuovi agricoltori producono verdure, frutta, cereali, uliveti e vigne, dalla
primavera all’autunno inoltrato. Racconta Salvatore Mongiardo, scrittore calabrese, nel suo libro
“Cristo ritorna da Crotone” che nelle fiere della costa ionica ancora oggi si vendono i “mostaccioli”,
dolci di farina e miele che riproducono forme di animali, cavallo, pesce, bue, capra, che non sono
nient’altro che inconsci continuatori di Pitagora che usava come forme sostitutive degli animali
veri nei sacrifici. La dieta mediterranea nata dai sissizi di re Italo, ereditata dai Pitagorici, secondo il
Mongiardo, ispirò gli Esseni che a loro volta influenzarono ed ispirarono il pensiero di Gesù e
tradotto nella sua Ultima Cena. A rendere unico il pensiero Mediterraneo è proprio questo
intreccio di cibo e cultura. Ecco perché la narrazione del cibo è una delle grandi sfide
dell’informazione e della formazione con cui la Cibosofia della Comunanza del Cibo si presta a dare
indicazioni e risposte alla globalizzazione dei saperi che sta diventando il pensiero dominante.
Dietro ad ogni prodotto c’è una storia da raccontare. Dietro ad ogni sapore c’è la memoria del
gusto da preservare. Raccontare il cibo per contrastare l’omogeneizzazione.
E’ questa l’emergenza culturale!
Far conoscere e raccontare i territori attraverso i giacimenti agroalimentari e predisporre lo
sviluppo delle aree interne attraverso il racconto della nostra terra.
Federico Valicenti
Cibosofo

Federico Valicenti è  uno chef, uno scrittore, un uomo di teatro, un performer.  La cibosofia è il strumento di indagine, vedere il cibo come un veicolo di cultura e di riscoperta del passato senza mai essere nostalgici ma proiettandolo al futuro. Fondatore e proprietario del ristorante Luna Rossa a Terranova di Pollino,  attraverso i suoi piatti è capace di riattivare la memoria e raccontare il suo territorio, la Lucania, con autenticità.


Torna al blog