17 Luglio 2018

Claudia Massara

#PomoDoro: Claudia Massara è chef di Altrove Ristorante, una nave scuola per chi vuole intraprendere i mestieri della cucina ma non solo. Altrove rappresenta un approdo per giovani che vedono la ristorazione come uno strumento di riscatto sociale, ragazzi con percorsi difficili alle spalle che trovano terra fertile per esprimersi e rinnovarsi. Una cucina meticcia quella di Altrove Ristorante dove le culture del mondo sono uno degli ingredienti essenziali.

Abbiamo chiesto a Claudia Massara com’è nato questo straordinario progetto e di come la sua brigata sia a tutti gli effetti il fulcro della sua cucina.

” Altrove ristorante parte come un progetto di formazione, inserimento al lavoro ed integrazione sociale, principalmente di giovani tra 16 e 24 anni, è un’opportunità per rifugiati, minori non accompagnati, giovani con percorsi difficili o chiunque senta la necessità di approdare ad Altrove. Quello che rappresenta Altrove l’ho imparato lavorando con i ragazzi della mia brigata, le loro motivazioi, la loro spinta mi hanno fatto capire quanto Altrove fosse per loro un’occasione per riscattarsi.

L’idea del ristorante nasce dal CIES che è la onlus a cui facciamo capo, in particolar modo da Matemù, che è il centro di aggregazione giovanile gestito dalla onlus. Da lì è nato Matechef, un percorso di formazione nei mestieri della ristorazione, che è alla quinta edizione. Gli studenti delle prime due edizioni sono stati assunti da ristoranti che condividono e praticano le idee del progetto, poi è nata l’idea di fondare un ristorante direttamente connesso con la scuola. Dalla terza edizione di Matechef, infatti, molti ragazzi hanno iniziato a lavorare nella brigata del neo nato Altrove creando l’identità che ha oggi, alcuni ne sono diventati elementi essenziali.

La maggior parte dei ragazzi ha frequentato Altrove per un periodo di tirocinio, alcuni sono stati assunti da noi, altri invece hanno preso parte a brigate di altri ristoranti che nel tempo si sono avvicinati al progetto. Negli anni si è venuta a creare una rete di realtà e ristorazioni solidali al progetto, tutto quello che veniva pensato è stato realizzato grazie alle relazioni, con gli altri ristoranti ma soprattutto con i fornitori.

Alla base di Altrove c’è l’idea di avere dei fornitori che garantiscano il rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, oltre a Funky Tomato collaboriamo ad esempio con Libera! e Barikamà.

Quello che ho scoperto con l’esperienza di Altrove è che in cucina si abbatte qualsiasi barriera e qualsiasi preconcetto sociale, ogni identità si fonde con l’altra nella creazione dei piatti. La maggior parte delle nostre ricette nascono durante le cene del parsonale, dove a turno ognuno prepara per tutti, di solito si preparano ricette di famiglia. Durante queste cene la contaminazione culturale diventa la strada su cui si viaggia.

Con Mohammed ed Alina ( rispettivamente originari dell’Egitto e dell’Ucraina, nda) per esempio si è creato una sintonia particolare, un terreno fertile. Quello che gli chiedo è: ” Come lo condirebbe tua madre? ” oppure ” Come prepareresti questa ricetta per la tua famiglia”. Ed è li che si viene a creare l’opportunità di scoprire nuovi modi di rapportarsi al cibo.

Non riuscirei a pensare i piatti della nostra carta se non fosse per i ragazzi della mia brigata, tutti i piatti di Altrove nascono dall’incontro tra culture. “


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