25 Agosto 2018

Del mio Pollino parlo io

Non doveva succedere…ma è successo!
Proprio come quando vedi il cielo diradarsi e all’improvviso si rabbuia, ti ritrovi di nuovo in mezzo a una tempesta. Sembra che questo Parco Nazionale del Pollino non sia nato sotto proprio una buona stella.
Abbiamo lottato come gladiatori all’interno di un’arena che ci voleva sconfitti! Siamo riusciti a sopravvivere durante una crisi economica che ha inginocchiato imprese e spezzato microeconomie.
Siamo riusciti a conservare un ambiente sano, pulito,cercando di tradurre in economia la nostra volontà di vivere nelle aree del Parco Nazionale del Pollino. Ci siamo inventati un lavoro, abbiamo usato la sapienza degli uomini antichi per preservare quello che un domani sarà dei nostri figli, dei nostri nipoti.
Abbiamo lottato per poter affermare i nostri principi di custodi dell’ambiente in cui viviamo, abbiamo cercato anche di comprendere chi voleva fare del Pollino una sorta di parco giochi in nome di chissà quali grandi flussi turistici che sarebbero dovuti arrivare.
Abbiamo fatto finta di capire la grande sfida di riempire d’arte contemporanea quei luoghi che già sono arte naturale, universale!
Abbiamo chiuso gli occhi per non vedere il dispendio di risorse e di energie, anche economiche, che ha foraggiato piccoli individui che avevano una visione ristretta.
Abbiamo cercato d’includere anche loro nella nostra grande umanità, che il concetto di comunanza e di rispetto dell’individuo ci ha donato.
Siamo andati in giro a narrare la nostra terra, la nostra cultura, la nostra volontà di restanza senza chiedere nulla in cambio, facendoci prendere anche in giro se era necessario per farci conoscere, per far sapere al mondo che nel Sud dell’Italia c’è anche chi si ama.
Siamo stati guardiani del tempo perso come valore e non come condizione di sudditanza. Abbiamo accolto e raccontato la nostra terra a chi viene per vivere un’esperienza, ne abbiamo fatto tesoro e cercato di tramutarlo in lavoro pur di restare!
Anche questo rappresenta quella giovane guida, quel ragazzo di Cerchiara, Antonio, morto mentre accompagnava un gruppo di persone alla ricerca di ricche bellezze naturali, di suggestive emozioni.
Abbiamo sempre detto che il Pollino nella sua straordinaria bellezza lo è ancora di più perché wild, selvaggio, ricco di biodiversità sia naturali che ambientali. Questo è l’amore per quello che si fa, con passione e curiosità.
Qualcuno dirà che è la solita retorica! L’accetto, cosi come ho accettato tutto quello “altri” ci hanno sempre “consigliato “ di fare.
Io, noi, voi, compresi quelli che erano nel Raganello, viviamo il nostro territorio con passione e cerchiamo di nutrire di emozioni la gente che viene a trovarci.
Questo è il nostro Pollino!
Un Pollino che la fatalità non può e non deve distruggere, un Pollino che non vuole essere un parco giochi, un Pollino che non vuole essere più alla mercé di strampalate fantasie di sviluppo e di terreno facile per loschi personaggi.  Lontani da chi vorrebbe trarre solo profitto da situazioni ambientali che appartengono all’intero territorio calabro-lucano, il Pollino che ancora molti vogliono diviso tra due regioni per poter affermare il loro pseudo “diritto” di governance territoriale.
Abbiamo tante cose ancora da dire e da fare. Facciamo in modo che il sacrificio di questi ragazzi che amavano il Pollino nella sua globalità abbia il giusto riconoscimento.
Guardiamo avanti con onestà e devozione, con attenzione e partecipazione.
Quello che succederà da un punto di vista legale probabilmente è già segnato.
Qualche povera guida sarà chiamata a rispondere di colpe apparentemente sue, gli verrà contestato che c’era l’allarme meteo ma che non ne ha tenuto conto, poco importerà se l’allarme giallo è stato pubblicizzato o meno.
Qualcuno dovrà pur risponderne!
La protezione civile ha diramato il suo “scansaproblemi” giallo. Il Parco dirà che non c’entra nulla, anzi ha solo favorito lo sviluppo del turismo.
I comuni diranno che c’era libero accesso e quindi si dichiareranno non condannabili perché qualcuno ha fatto di testa sua. Sono sicuro che qualunque atto sia stato fatto o compiuto, anche con queste terribili conclusioni, è stato fatto solo per l’amore che si ha per la propria terra, per l’ambiente, per il Parco Nazione Pollino.
Quello che è successo non assolve nulla e nessuno, ma nemmeno condanna chi si è avventurato solo per amore della natura, a volte cinica nel suo linguaggio di conservazione.


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