#ALIMENTARELACULTURA

14 agosto 2018

Federico Valicenti, la mia restanza

#Cibosofia : La mia restanza

Non ho voluto emigrare anche se avevo sete di conoscenza, curiosità, desiderio di scoprire mondi nuovi. Decisi ugualmente di vivere nella mia terra, la Basilicata. Era il lontano 1980, mi inventai il lavoro che ora amo e faccio con passione.

Non volevo fare il dipendente pubblico, non mi interessava il posto fisso, aborrivo al solo pensiero di stare chiuso in un ufficio dove una fredda burocrazia decidesse per me quando svegliarmi, o andare in ferie, o fare questo piuttosto che l’altro lavoro.

Volevo cambiare il mondo e feci in modo che lui non mi cambiasse di molto!

Non ho mai dato al Dio denaro più del suo valore, alle sirene che incantavano oltre i confini geografici del mio piccolo paese. Ho resistito alle urla dei demoni locali, alle gelosie e alle intemperanze culturali del paesino.

Ho frapposto alla sana ignoranza la cultura come scudo per difendermi. Non ho mai abusato di nessuna visione che mi avrebbe potuto garantire un più facile ingresso in altri mondi lavorativi.

Ho conosciuto e “sfamato” personaggi importanti, politici “pesanti” a cui avrei potuto chiedere qualunque cosa, come diventare il loro portaborse. Sarebbe stato semplice mettermi a loro disposizione.

Ho scritto per alcuni di questi qualche discorso e regalato progetti sul territorio.

Più di qualcuno ha pensato di usarmi e io l’ho lasciato fare purché si costruisse un progetto territoriale, perché l’importante era fare!

Non ho mai chiesto compensi o ricompense, ma parecchi hanno lucrato sulle mie idee e i miei progetti di sviluppo territoriale. Persone “migliori” di me hanno occupato posti prestigiosi, gal, pit, ,distretti rurali, distretti agroalimentari, e chissà quante altre sigle.

Ho ascoltato tecnici legati ai vari ministeri (quello dello sviluppo, dell’economia, del turismo) chiedermi, seduti nel ristorante, di cosa aveva bisogno il territorio ed io pronto a sciorinare progetti e idee.

Ho perseguito la mia idea di sviluppo. Ho creato, assieme a persone poco attente, cooperative, associazioni ma senza mai subire sudditanze cosi come magari ci era richiesto.

Qualche progetto ritenuto valido veniva preso in considerazione, molti altri nemmeno li valutavano, non avevamo “spinte” a riguardo.

Mi è stato chiesto più di qualche volta di far parte di una squadra, ma mi spaventavo al solo pensiero di perdere la libertà di pensiero e di azione e dover diventare uno yes man.

Ecco, non corruttele ma yes man era quello che veniva chiesto per poter lavorare sul territorio.

E garantisco che di yes men ne conosco tanti sul territorio. Sono stati usati anche loro, questo è sicuro, magari ad appannaggio di qualche lavoretto o di una carica istituzionale ma nulla di più. Fessacchiotti anche in questo.

Che voglio dire?

Nulla! Sono solo riflessioni, chiedendo a me stesso se è stato giusto e pulito quello che ho fatto. Schiena dritta, fronte alta e pochi centesimi in banca, oppure schiena curva, lingua per terra e qualche euro in banca?

Ho preferito la prima!

Solo con la ristorazione, in un paesino sperduto della Basilicata sono riuscito senza soffrire di sudditanza culturale, né economica. Non esiste solo del marcio, ci sono anche tante belle storie di uomini e donne libere da raccontare.

Non volevo emigrare, sono rimasto.

Ad un ragazzo di oggi direi quello che mi sono detto più di trent’anni fa: io non me ne vado, resto per cambiare qualcosa!

Anche se in questi trent’anni poco è cambiato e l’Italia non è che se la passi bene!

 

Federico Valicenti è uno chef, uno scrittore, un uomo di teatro, un performer. La cibosofia è il strumento di indagine, vedere il cibo come un veicolo di cultura e di riscoperta del passato senza mai essere nostalgici ma proiettandolo al futuro. Fondatore e proprietario del ristorante Luna Rossa a Terranova di Pollino, attraverso i suoi piatti è capace di riattivare la memoria e raccontare il suo territorio, la Lucania, con autenticità.

 


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