#ALIMENTARELACULTURA

11 agosto 2018

Federico Valicenti, L’ELOGIO DELLA LENTEZZA

L’ELOGIO DELLA LENTEZZA O SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO!?

Certo che ad ascoltare l’uomo qualunque, per strada, in un bar, in un negozio si avverte subito che pervade in lui un senso nostalgico del passato, che nella maggior parte dei casi, nemmeno conosce. Sicuramente non sa che anche nel periodo storico a cui si riferisce, l’omologo individuo sociale affermava con veemenza il diritto di dire che si stava meglio quando si stava peggio. Ma chi è questo individuo, questo uomo qualunque che si lamenta sempre di tutto e di tutti.

Di solito ha una età matura, tra i 45 anni e i 65 con una situazione economica non soddisfacente per i suoi “innumerevoli bisogni”, telefonino, tablet, internet ,che dà la colpa all’euro o alla appartenenza all’Europa che lo “stritola”, demonizza un fantomatico centro occulto composto da 5 persone che governa il mondo, inveisce contro i negri che sono venuti a rubargli il lavoro, lancia strali agli extracomunitari che non fanno niente dalla mattina alla sera ma che ricevono 35.00 euro al giorno dallo Stato che “mantiene” con le tasse.

Attraverso studi fatti, la filosofia genetica delinea in questo individuo una frustrazione culturale, che in mancanza di essa, la cultura, fa cadere il soggetto nell’individuazione di colpe negli altri per potersi assolvere dalle proprie.

Questo stesso individuo compra nei supermercati i sughi pronti, le carni precotte, le verdure già imbustate, la frutta a spicchi, l’olio che costa poco, il vino che costa meno. Questi soggetti guardano con sospetto e stilettano minacciosi chiunque osi pensare il contrario di quello che loro pensano, anche perché lo hanno letto su internet.

Loro al mattino seguono i social, sono gente informata e sanno come va il mondo perché la rete non può nascondere nulla, e i fake che girano sono veri ma un centro occulto di sicura estrazione massonica, non sanno cosa sia ma è bella la parola, dichiarano che sono falsi.

Anche se il detto “Si stava meglio quando si stava peggio” può avere una lettura differente.

Ad esempio se si riferisce al cibo, ai sapori di una volta, al profumo del pane appena sfornato più che alle ideologie ed ai suoi riferimenti nostalgici. Il cibo di quando “si stava meglio quando si stava peggio” portava stagionalità, ricco di mineralità naturali più che da esaltatori di sapidità, più di carboidrati ricchi di fibre che non sbiancati e privati della loro proprietà, di proteine sane più che piene di antibiotici.

Ricordo di aver letto in vecchio libro che nella antica Cina il medico cinese affermava che prima bisogna scoprire la causa che ha generato la malattia e quindi cercare di curarla attraverso l’alimentazione e se questa non funziona prescrivere la medicina.

Grande saggezza orientale.

Ed ecco riaffacciarsi alla memoria i pasti “leggeri” che venivano preparati ai malati, alla partorienti, alle persone che stavano poco bene e che il mangiare sano e leggero, attraverso i la somministrazione di minerali e proteine, animali e vegetali, attraverso diete di minestre, di brodi, di carni bianche si rimettevano in piedi.

Si stava meglio quando si stava peggio!?

Se i profumi di verdure bollite si mischiano agli odori legna bruciata. Se il filo di fumo del camino di casa fila nel cielo grigio, sentinella e testimone della presenza dell’uomo.

Se annusiamo profumi antichi, odori scomparsi.

Se ascoltiamo il vociare dell’ambulante, il chiacchiericcio dei vicini di casa che si scambiano la ricetta che spinge l’epiglottide su e giù come se ingoiasse le parole condite di intingoli e salse, mentre molecole di parole intrise di sapori aleggiano nell’aria. Se si ha il tempo dell’ozio davanti al camino, il suono delle scintille della legna che arde, il borbottìo della “pignata” che bolle piena di legumi ed il lento bollore scandisce il ticchettio del tempo.

Con tutti questi se è facile dire che “si stava meglio quando si stava peggio”!

Ma sarà poi vero che si stava meglio prima? Anche oggi la lentezza riempie di gioia la vita, la rende umana.

Nelle piccole comunità, ancora vive le magia della comunanza e le porte e le finestre sono libere da inferriate e da doppie mandate. Il paese, con i suoi ritmi “slow” diventa il benessere della vita, la fonte a cui attingere, riappropriarsi della qualità della vita. Non più paesi di emigrazione e di disperazione ma portatori di un nuovo progetto, identificando la lentezza come una scelta di vita.

Si stava meglio quando si stava peggio!?

Non appartiene alle piccole comunità, qui il tempo è fermo e non esiste il meglio o il peggio, si vive senza colpe!

 

Federico Valicenti è  uno chef, uno scrittore, un uomo di teatro, un performer.  La cibosofia è il strumento di indagine, vedere il cibo come un veicolo di cultura e di riscoperta del passato senza mai essere nostalgici ma proiettandolo al futuro. Fondatore e proprietario del ristorante Luna Rossa a Terranova di Pollino,  attraverso i suoi piatti è capace di riattivare la memoria e raccontare il suo territorio, la Lucania, con autenticità.

 


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