11 Luglio 2018

Francesco Franzese

#IlQuadernoDiCampagna : Francesco Franzese è il CEO di La Fiammante Pomodoro, eccellenza dell’agroalimentare italiano. Ha dato vita ad una filiera che rispetta e considera i bisogni di ogni attore coinvolto. Ci ha raccontato di come si siano modificate la coltivazione e la trasformazione del pomodoro negli ultimi 20 anni e di quanto impatto positivo può avere la tecnologia non solo nella qualità del prodotto finale ma anche nella qualità del lavoro:

” Questo è un settore che è nato con aiuti comunitari, quindi le aziende non si sono impegnate nella realizzazione della qualità, ciò ha portato il settore a riempirsi di professionalità improvvisate, con l’azzeramento dei contributi comunitari negli ultimi 15 anni molte aziende sono venute meno. Negli anni il settore è cambiato in tante forme, sia per tipologia che per formato di prodotto perché sono cambiate le abitudini alimentari, adesso ci si spinge molto più sulla ristorazione che sui supermercati. La tecnologia ha dato una mano alle industrie in termini di efficienza ma non si è colta l’occasione per cercare di distribuire le risorse e ragionare sui prezzi, ci sono prezzi che non sono mai cambiati in 20 anni.

I prezzi degli immobili sono raddoppiati nel passaggio lira/euro e il prezzo del pomodoro è rimasto invariato.

Abbiamo però più normative, costi di certificazione, più procedure da seguire, costi interni di infrastrutture e di organizzazione, l’industria del pomodoro non è stata in grado di abituare i consumatori ad un costo reale che serva a sostenere tutta la filiera.

Io vengo da una famiglia che ha sempre fatto questo mestiere, molto ramificata in questo settore. Si lavorava su grossi numeri e grossi approvvigionamenti, però si curava poco il rapporto con la parte agricola e con i dipendenti. Nel 2005 mi sono distaccato dall’attività di famiglia e ho iniziato a seguire un’azienda che partiva quasi da zero, l’idea di fare qualcosa di nuovo e creare un prodotto che portasse qualcosa di positivo con l’attitudine alla cooperazione perché se si lavora insieme e compatti si può andare molto lontano.

Non concentrarsi sulla speculazione ma su qualità del lavoro e dei prodotti. Qualità che può sicuramente essere sostenuta dalla tecnologia in collaborazione con le tecniche tradizionali. La prima tecnologia parte dalla campagna, noi usiamo solo pomodoro raccolto meccanicamente e quello ha dato un grande aiuto alla parte agricola. Raccogliere a mano in quelle condizioni di sfruttamento è disumano. I nostri fornitori raccolgono meccanicamente pomodoro lungo e tondo. All’interno della nostra azienda abbiamo macchinari di ultima generazione che fanno il lavoro di lavaggio, pelatura e inscatolamento, contemporaneamente utilizziamo per la cottura del pomodoro boulle che risalgono al 1933, hanno delle caratteristiche inimitabili per la cottura del pomodoro, praticamente un grande pentolone che lavora in sottovuoto portando la temperatura a 97/98 gradi, una sorta di pentola a pressione, un sistema artigianale che restituisce al prodotto quei sapori del pomodoro cucinato in casa.

La connessione fra tecnologia e tradizione è inevitabile per ottenere prodotti di qualità. “


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