#ALIMENTARELACULTURA

9 Luglio 2018

Gennaro Coppeta

#PomoDoro : Gennaro Coppeta è da tempo un sostenitore di Funky Tomato, con la sua pizzeria Resilienza di Salerno porta in tavola una cucina con una profonda etica alle spalle.

Ci ha raccontato come la formazione può essere uno strumento di emancipazione professionale e sociale e di cosa a portato la sua strada e quella di Funky tomato ad incrociarsi. La capacità di trasformare e riconoscere il cibo è frutto di studio e dedizione e Gennaro cerca di trasmettere questa attitudine a tutti i suoi collaboratori quotidianamente:

” La qualità è il fulcro di tutto, ovviamente per arrivare ad un prodotto di qualità bisogna conoscere. La conoscenza del territorio è stata la base della mia formazione, anche grazie alle mie origini, avendo la fortuna di essere nato in un luogo con una immensa cultura culinaria, ma l’incontro con slow food è stato cruciale, da lì ho iniziato la mia indagine sulle tematiche della biodiversità, della sostenibilità, quindi una coscienza diversa riguardo al cibo.

Determinati cibi vengono prodotti e cucinati in un determinato luogo non per caso. Per esempio nell’agro sarnese nocerino, che un tempo era una palude, il sanmarzano è stato in grado di prosperare perché è l’unico pomodoro in grado di crescere con i piedi nell’acqua. Sul Vesuvio invece il piennolo cresce in arido coltura e con il terreno vulcanico acquisisce qualità organolettiche uniche.

La conoscenza ci aiuta a capire e a valorizzare i prodotti del territorio. L’Italia ha avuto da sempre influenze straniere, il mio cognome del resto è di origini spagnole, siamo la somma delle influenze ricevute, tutta la nostra cultura è meticcia. Per me è molto importante collaborare con realtà come Funky TOMATO che raccontano esattamente questo e sono arrivato ad incontrarvi lungo un percorso personale iniziato nella prima sede del mio ristorante Resilienza.

La prima formazione di Resilienza era composta da soli Italiani , quando abbiamo avuto l’opportunità di assumere un pizzaiolo di origini Ucraine, non è stato facile trovare il giusto modo di interagire, ma poi una sinergia si è creata da sola e anche la pizza può essere uno strumento di contaminazione culturale. Nella nuova sede ho collaborato con pizzaioli originari di Capo verde, da quel momento in poi c’è stata un’apertura totale ed è venuto spontaneo scoprire e contattare Funky Tomato. La cosa che mi ha attirato è che non si parlava solo di un progetto sociale o un progetto fine a se stesso. Funky tomato è l’esempio di fare impresa ma con idee virtuose alle spalle. Quello che mi accomuna con Funky Tomato è anche l’attitudine a considerare la formazione come uno strumento per l’emancipazione professionale. Quando si giunge in uno stato straniero per costruire una nuova vita la prima difficoltà è l’inserimanto culturale e sociale e forse di formazione dovremmo farne anche noi, per esempio in pizzeria quando cuciniamo non utilizziamo carne di maiale perché due dei miei collaboratori sono musulmani, per avere questo rispetto culturale avremmo anche noi bisogno di formazione. Ma la formazione di un collaboratore genera autonomia e non generare dinamiche contaddittorie, saper fare un mestiere è un mezzo non solo per l’indipendenza economica ma anche per riconoscersi parte di qualcosa.

Ora collaboro con un ragazzo del Senegal che è scappato da una condizione particolare, vuole solo riscatto non vivere a spese di qualcuno, lui cerca solo una condizione di vita migliore come molti giovani che vanno in Germania per cercare lavoro. Quello che si dovrebbe capire è che chi scappa da alcune realtà lo fa perché non ha un’alternativa, con la formazione si può rappresentare questa alternativa.”


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