#ALIMENTARELACULTURA

11 Ottobre 2018

La storia del pomodoro a puntate #1 “solo un ornamento”

Ho compreso il ruolo del pomodoro nella Storia
quando ho capito che il filo delle “serte”
che lega tra di loro i frutti del pomo d’oro
in Europa stava prendendo il posto delle catene
con cui erano stati “tradotti” nel Nuovo Mondo gli schiavi africani.
Federico Valicenti

Proviamo ad immaginare che qualche politico italiano dei tempi nostri, di quelli che “gli stranieri a casa loro”, fosse vissuto sull’Isola di  Guanahani nel 1492 ed avesse ordinato di affondare le navi di Cristoforo Colombo: l’Europa non avrebbe scoperto l’America!
Senza l’approdo della Nina, la Pinta e la Santa Maria difficilmente sarebbe avvenuto in seguito lo sbarco dei Conquistadores nella prima metà del Cinquecento. Conquistadores che, lungo la cordigliera andina, scoprirono il frutto chiamato “tomatl” prodotto base della dieta quotidiana degli indigeni Inca e Aztechi.

Naturalmente ai Conquistadores spagnoli non interessava sapere e conoscere gli usi e i costumi degli indigeni ma solo di trarre profitto dalle terre conquistate ” …usano ancora tomates, che sono freschi et sani et è una sorte di grano grosso pieno di succo, et ne fanno salsa saporita et ve ne sono buoni da mangiare” cosi descrive il missionario gesuita e scrittore spagnolo J.De Acosta (1539 – 1600) la salsa guacamol.
Chiamato dagli aztechi xitomatl, il tomatl viene importato in Europa assieme alla mandragola e alla belladonna. Ritenuto frutto simile agli altri quindi non commestibile e presumibilmente velenoso, dai nuovi proprietari è usato come pianta ornamentale nei giardini delle corti europee.

Talmente bella questa pianta con i suoi “ fleurs jaunes et balles suspendues”, fiorellini gialli e palline appese, che il Re Sole nei suoi giardini di Versailles amava mostrarla ai propri visitatori. Ma agli alchimisti dell’epoca non sfugge il colore del sole, intrigante, di questi frutti capaci di sollecitare l’arte dell’amore e irradiare cuori affranti. Così alle foglie del tomatl vengono attribuite proprietà afrodisiache e impiegate in pozioni e filtri magici dagli alchimisti del XV e XVI sec.

Da questo ingresso nell’alchimia il tomatl acquista il nome di pomo d’amore che viene declinato tale nelle diverse lingue europee. Il corsaro Sir Walter Raleigh (1552-1618) regala questa pianta alla regina Elisabetta battezzandola “apples of love”, come nel 1640 i nobili di Tolone regalano al cardinale Richelieu, come atto di ossequio, quattro piante di pomodoro.

In Francia era usanza, da parte degli uomini, offrire piantine di pomodoro alle dame come gentile gesto d’amore, da questo nasce l’appellativo “pomme d’amour”.  Anche i vicini teutonici tedeschi lo chiamano” liebesapfel”.

Federico Valicenti, Cibosofo

 

Federico Valicenti è  uno chef, uno scrittore, un uomo di teatro, un performer.  La cibosofia è il strumento di indagine, vedere il cibo come un veicolo di cultura e di riscoperta del passato senza mai essere nostalgici ma proiettandolo al futuro. Fondatore e proprietario del ristorante Luna Rossa a Terranova di Pollino,  attraverso i suoi piatti è capace di riattivare la memoria e raccontare il suo territorio, la Lucania, con autenticità.


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