#ALIMENTARELACULTURA

9 agosto 2018

Marco Nicastro, Di chi è la colpa

Di chi è la colpa?

 

Abbiamo parlato con Marco Nicastro presidente di OP Mediterraneo, protagonista della produzione di ortaggi in Capitanata ,la zona a più alta vocazione agricola del foggiano.

Marco noto alle cronache per aver messo in luce le storture della filiera agroalimentare. È autore di numerose denunce contro il malfunzionamento della ripartizione delle risorse economiche che si muovono intorno alla produzione e distribuzione del pomodoro.

 

Cos’è OP mediterraneo?

” Op Mediterraneo è un’organizzazione di produttori nata a Foggia nel territorio della capitanata dove c’è il maggiore bacino di produzione di pomodoro, più di 40 produttori che lavorano in filiera certificata, dove si segue la produzione dal seme al barattolo, condividendo l’organizzazione che c’è dietro il lavoro.”

 

Come funziona?

“Chi è coinvolto nel lavoro dell’OP mediterraneo condivide tutto, le scelte per l’annata successiva durante l’inverno, gli ettari che dovranno essere coltivati, preparano le loro aziende i loro dipendenti al lavoro collettivo. Si condividono anche le problematiche lavorative e le emergenze climatiche, è un’associazione che si fonda sulla condivisione d’intenti, principalmente per raggiungere un obiettivo: ottenere un prodotto sano che ha alle spalle un prezzo equo distribuito su tutta la filiera.”

 

Come sta andando la stagione 2018?

“La stagione in corso si prevede molto lenta, segue l’andamento climatico, raddoppiando i tempi del ciclo di raccolta. Probabilmente la raccolta, che ha avuto inizio il 20 di luglio terminerà il 20 di ottobre.”

 

Cio cosa comporta?

“Questo aumento dei tempi consta anche un aumento dei rischi sul lavoro, su tre mesi di lavorazione aumentano le probabilità di intemperie o incidenti. Incidenti come quelli degli ultimi giorni rischiano di esasperare la situazione.”

 

Spiegaci meglio stai dicendo che la situazione drammatica è colpa della stagione?

“ Vi ricordo che il processo produttivo agricolo avviene all’aperto ed è soggetto ad una variazione continua dei programmi stabiliti. non esiste alcun modo di prevedere i rischi causati dal clima. quelli di questi giorni possono sembrare incidenti casuali ma non lo sono. lo scontro tra un tir che trasporta pomodori ed un furgone carico di braccianti accade in un contesto ben preciso. C’è difficoltà nel trovare lavoro nei campi di raccolta, sia per l’aumento dei controlli, sia per il passaggio sempre più numeroso verso la meccanizzazione e sia per il prolungamento della stagione che fa diminuire la richiesta giornaliera. il secondo incidente è accaduto a mezzogiorno, un orario insolito per il rientro dai campi. Il prezzo estremamente basso del pomodoro obbliga in questo scenario ad un esubero di stress per non far impennare i costi.”

Prosegue

“L’importante è non banalizzare e generalizzare, demonizzando uno solo degli anelli della catena di produzione. È un problema di malfunzionamento di sistema che parte dalla distribuzione ma arriva fin giù nei campi. l’azione reale per scongiurare questi pericoli è quella di avere una forza lavoro stabile e formata, i quali sanno dove andare a prendere impiego e raggiungere il posto di lavoro conoscendo esattamente quale sarà la propria mansione, quanto durerà e soprattutto quale sarà il proprio compenso. Svincolandola da un senso di precarietà che può generare stress e disattenzione.”

 

Come funziona da voi il reclutamento professionale nei periodi di raccolta?

“La raccolta tra le aziende dell’Op mediterraneo è quasi tutta meccanizzata, ogni macchina è guidata da dipendenti Italiani, neocomunitari ed extracomunitari, tutti in regola. Noi non ritiriamo prodotto raccolto con dinamiche contraddittorie, la manualità e la capacità dell’operatore sta nel gestire la macchina che raccoglie e nel apprendere e restituire ai colleghi le competenze necessarie al lavoro agricolo.”

 

In chiusura ti chiediamo se un’applicazione concreta della legge sul caporalato possa effettivamente generare un cambiamento.

 

“Sicuramente con la legge sul caporalato c’è stata una diminuzione di lavoratori sfruttati ma ne le morti bianche ne la precarietà diffusa sono state minimamente intaccate. Anche se gli agricoltori stanno facendo la loro parte, le cose non cambiano. Si mostra necessario l’intervento diretto delle istituzioni che tuteli tutti i lavoratori della filiera. La sicurezza sul lavoro è anche raggiungere il lavoro in sicurezza, sembra assurdo che nessuno si interroghi sulle condizioni delle strade provinciali, statali e comunali. Nel mondo agricolo che non può essere paragonato al mondo industriale la sicurezza deve essere gestita da un sistema ed è evidente che non serve identificare un nemico comune e non far gravare su un solo elemento tutto il peso della mala gestione di un territorio.”


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