#ALIMENTARELACULTURA

15 Ottobre 2018

Quando la Giustizia è illegale

Dai fatti e dall’inchiesta che hanno coinvolto il sindaco di Riace Mimmo Lucano, alle decisioni di un’altro sindaco, questa volta quello di Lodi, che ha utilizzato il potere a sua disposizione per limitare ai bambini figli di stranieri la possibilità di accedere a una mensa scolastica, evidentemente discriminandoli per la loro diversità nazionale e/o razziale, negli ultimi giorni (ma ormai è da tempo considerevole) viene posta in primo piano la legge e la legalità che da essa deriva per screditare azioni a prima vista giuste per buon senso umano e solidarietà verso i deboli.
Occorre allora domandarsi:
La legge e la legalità sono sempre collegate alla Giustizia?
La Giustizia umana, sociale ed economica è un obiettivo delle leggi degli uomini o spesse volte avviene invece il contrario?
La Storia ci insegna che troppe volte è successo che le leggi fossero scritte e utilizzate dai forti contro i deboli, da chi si sentiva in diritto (appunto!) per motivi culturali, economici e/o razziali, di opprimere chi era diverso e non rientrava nelle categorie che volevano essere privilegiate dalla legge.
Allora anche oggi succede che il “modello Riace” (sì, è doveroso chiamarlo modello di integrazione sociale e culturale visto che è stato studiato da università e istituzioni in tutto il mondo) venga attaccato e si cerchi di smantellarlo perché non ha rispettato alcune norme e alcuni codicilli burocratici. E succede, sempre ai nostri giorni, che il sindaco di Lodi emani un regolamento per discriminare furbescamente dei bambini rispetto ad altri nell’accesso alla mensa e all’utilizzo dello scuola bus.
Dopo che Mimmo Lucano è finito agli arresti domiciliari per le accuse di favoreggiamento all’immigrazione clandestina (che abbiamo già detto altre volte, già nella sua dicitura è senza senso), lo Stato con una circolare del ministero degli interni ha previsto la revoca dei finanziamenti Sprar al comune, con la conseguenza diretta che molti dei migranti, che in questi anni avevano partecipato attivamente alla rinascita del paese (con la riapertura delle scuole e la ristrutturazione delle case abbandonate dagli emigrati italiani), dovranno lasciare Riace, mettendo fine all’Alternativa ideata da Lucano.
A Lodi invece la sindaca leghista Sara Casanova ha emanato un provvedimento che costringe le famiglie straniere a presentare un documento del paese d’origine che attesta l’assenza di proprietà e beni per evitare di pagare a prezzo pieno il costo della mensa e dello scuola bus, a prescindere dall’Isee. Un foglio evidentemente difficile da reperire, soprattutto in alcuni Stati africani e sudamericani.
Pur sempre leggi, pur sempre legalità, che sono però palesemente in contrasto con un’idea di Giustizia intesa come attenzione e solidarietà verso i più deboli, gli svantaggiati, gli ultimi.
Il rischio vero dei tempi che viviamo è che, per l’ennesima volta, si anteponga una fredda e disumana legalità a un’idea di società che sia una società fondata sulla Giustizia sociale, economica e umana, e non sia quella dei più forti e dei privilegiati (che di solito si aiutano da soli).
Così voglio concludere con un pensiero di Don Milani che nel 1965 si rivolgeva ai giudici che lo avevano accusato di apologia di reato perché insegnava ai suoi piccoli studenti che la Giustizia e la legalità troppo spesso non vanno insieme, e vi si rivolgeva con queste parole:
“Verrò ora ai motivi per cui ho sentito il dovere di scrivere la lettera incriminata. Ma vi occorrerà prima sapere come mai oltre che parroco io sia anche maestro.
La mia è una parrocchia di montagna. Quando ci arrivai c’era solo una scuola elementare. Cinque classi in un’aula sola. I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e andavano a lavorare. Timidi e disprezzati. Decisi allora che avrei speso la mia vita di parroco per la loro elevazione civile e non solo religiosa.
Così da undici anni in qua, la più gran parte del mio ministero consiste in una scuola.
Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto.
La scuola è diversa dall’aula del tribunale. Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita.
La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi.
Il ragazzo non è ancora penalmente imputabile e non esercita ancora diritti sovrani, deve solo prepararsi a esercitarli domani ed è perciò da un lato nostro inferiore perché deve obbedirci e noi rispondiamo di lui, dall’altro nostro superiore perché decreterà domani leggi migliori delle nostre.
In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla.
Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole).
Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.

Guido De Togni

 


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