7 Ottobre 2018

Schiave dell’alta moda

Il lavoro sartoriale in Italia è sempre stato un lavoro diffusissimo, e fino al secolo scorso in tutto il paese si potevano trovare sarti e sarte che disegnavano e cucivano abiti e altri indumenti su misura, a prezzi molte volte contenuti, e producendo vestiti di una qualità e una resistenza imparagonabile a quelli industriali.
Poi anche in Italia, territorio riconosciuto nel mondo per la sua anima artigiana, è arrivata la cultura dell’obsolescenza programmata, per cui è considerato dannoso per il mercato un prodotto che duri troppo tempo e che sia riparabile artigianalmente.
Così migliaia di sarti e sarte sono rimasti senza lavoro e senza apprendisti a cui tramandare la loro conoscenza.
Credo si debba partire da qui per capire come oggi, nel 2018, moltissime sarte siano coinvolte nella produzione dei capi di alta moda delle grandi firme italiane: lavorano a casa (come facevano prima) ma vengono ricompensate con paghe da fame (anche 1 euro al metro), senza nessuna tutela, fabbricando capi che poi vengono rivenduti a centinaia se non migliaia di euro.
Secondo il libro inchiesta di Tania Toffanin in Italia ci sarebbero da 2mila a 4 mila lavoratori a domicilio irregolari, impiegati nella produzione di capi di abbigliamento.
Sfruttamento seriale, e non solo della forza lavoro (secondo Istat nel 2015 in Italia c’erano 3,7 milioni di lavoratori in tutti i settori senza regolare contratto) ma anche della loro conoscenza e del loro mestiere.
Un furto di massa che frutta guadagni milionari a chi specula sulla vita e sull’arte di queste persone.
La Camera Nazionale della Moda Italiana ha respinto naturalmente le accuse, indignandosi e promettendo querele. Senza però portare alcun dato a smentire le accuse.
Il fatto è che, come da anni si combatte per la filiera agroalimentare, anche nella filiera del tessile è necessaria una totale trasparenza di tutti i passaggi della catena produttiva.
Una filiera trasparente che tuteli tutti i lavoratori e che responsabilizzi il processo economico produttivo di fronte al pubblico.
Quando si pensa all’acquisto di un capo di alta moda (come ovviamente anche degli altri vestiti) come quando si acquista del pomodoro, bisogna tenere presente che dietro potrebbero celarsi le dinamiche di sfruttamento appena descritte.
Come dire, sapevatelo!

Guido De Togni

Guido De Togni è un ricercatore a tutto campo. È dottore di ricerca in diritto costituzionale presso La Sapienza di Roma e autore di articoli e saggi. Ha partecipato all’esperienza del Teatro Valle Occupato e ai lavori di studio sui beni comuni con vari giuristi tra cui Stefano Rodotà e Ugo Mattei. Attraverso la ricerca, la scrittura e altre espressioni, vuole fomentare la molteplicità del mondo.


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