7 Agosto 2018

Vincenzo Mancino

#PomoDoro : Vincenzo Mancino, selezionatore gastronomico, un conoscitore del cibo, è il fondatore di Proloco DOL – Centocelle. Da subito sostenitore di Funky Tomato, la sua vocazione è riempire il suo paniere solo di alimenti con una storia alle spalle.

Le prime esperienze alla #BiosteriaSaltatempo per poi diventare il portavoce, e in un certo senso il salvatore, del Conciato di San Vittore. Nel 2005 a Roma nel quartiere di #Centocelle ha aperto DOL, di origine laziale, una bottega e un ristorante, una biblioteca del gusto dove le sue ricerche diventano piatti. Una lunga storia fatta di lavoro e passione che ha portato alla creazione di un caseificio nel carcere di #Rebibbia che rappresenta una vera e propria occasione di riscatto.

“Proloco Dol nasce come un sunto di tutte le esperienze passate. Un sunto della vita di tutti i contadini, dei pescatori, delle pecore, delle capre che ho incontrato nelle mia vita. Inizialmente mi occupavo di selezionare prodotti per la vendita ed è venuta naturale l’esigenza di raccontare questa ricerca anche attraverso la cucina, ovvero portare a tavola la storia delle persone che producono il cibo. Presentare un cibo con una storia reale e non raccontata solo per impressionare le persone, dando la possibilità di conoscere ciò che si mangerà. La vocazione di DOL è valorizzare il cibo contadino, per riconoscerlo è necessario frequentare le aziende, partecipare alle scelte quotidiane che si fanno in agricoltura, che sono scelte sociali ed etiche. Uno dei pricipi che accomunano i produttori che entrano a far parte del paniere di DOL è il rispetto della dignità del lavoratore, il cibo ha la responsabilità civile di unire non di allontanare.

Il primo mezzo in assoluto per conoscere i prodotti è la curiosità, l’esperienza fa il resto. L’esperienza del cibo ti porta a mangiare quindi è anche necessario imparare a conoscere il cibo attraverso il proprio corpo.

Mi sono preparato formandomi frequentando corsi riguardo la produzione di formaggio, durante i primi 6 anni di questa scelta di vita la passione mi ha spinto anche a passare i periodi di vacanza all’interno di fattorie, sia nazionali che internazionali. Ho conosciuto le differenze tra i pascoli di montagna e di collina, ho approfondito il cibo attraverso la professionalità di chi fa questo lavoro.

Poi è nata l’esperienza della produzione di formaggio nel carcere di Rebibbia, un progetto di reinserimento al lavoro di donne nato nel 2014, l’uno dicembre del 2015 è stato il primo giorno di lavorazione, li si cerca di integrare il pensiero di Dol e trasferirlo alle nostre collaboratrici. Non è difficile aprire un caseificio dentro ad un carcere, la difficoltà sta nel far proseguire e progredire il progetto. Lavoriamo con ragazze che hanno bisogno di trovare lavoro una volta uscite dal carcere, una casa, una figura che le accompagni ad un contatto con la realtà, perché il carcere è un luogo fuori dalla realtà, il reinserimento non fa parte di quel percorso. Un progetto che sta avendo degli ottimi risultati, abbiamo bisogno del sostegno di ognuno per fare sempre meglio.”


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