Il contesto

Il contesto storico sociale in cui si genera il progetto “Funky Tomato” è quello della generazione che negli anni duemila esprimeva il proprio rifiuto della globalizzazione finanziaria e viveva sulla propria pelle la crescente precarizzazione del lavoro. Quel movimento, quello sguardo al futuro, nato e cresciuto dalle macerie del muro di Berlino, è stato abbattuto a Genova nel 2001 e da allora sembra intorpidito.

Le istituzioni pubbliche hanno progressivamente perso potere di decisione, alienandolo a favore di soggetti privati e, specularmente, i movimenti extra-parlamentari hanno ridotto il proprio campo d’azione in assenza di riferimenti istituzionali.

Negli ultimi vent’anni abbiamo osservato il drammatico decadimento dell’ambiente in cui viviamo, lo smantellamento della legislazione sullo Stato sociale, nel bel mezzo di una crisi economica e finanziaria che dura ormai da più di dieci anni e non accenna a risolversi.

La scelta è stata necessaria e inevitabile: portare i nostri principi e le nostre pratiche relazionali all’interno delle dinamiche gerarchiche e formali di mercato, e per fare questo è stato creato un dispositivo di senso: Funky Tomato.

Un modello economico produttivo che si fa carico delle necessità di tutti i soggetti che partecipano alla filiera – perché Funky Tomato rappresenta l’intera filiera produttiva – e, soprattutto, un modello che riflette e sperimenta l’applicazione di principi di equità, responsabilità, reciprocità e giustizia sociale all’interno delle dinamiche del libero mercato.

Un risultato possibile perché Funky Tomato mette a disposizione degli attori della produzione, e della filiera nel suo insieme, strumenti di condivisione e co-decisione che tengono conto, collegialmente, di tutti gli impatti generati dall’attività economica produttiva dell’impresa. Il modello supera così la dicotomia dei conflitti sociali generati dal modello neoliberista, perché affronta i problemi e gli impatti negativi della filiera nel suo complesso, senza concentrarsi sulle esigenze vertenziali di ogni singolo anello della filiera. Il dispositivo Funky Tomato unisce soggetti diversi, e altrimenti scollegati tra loro, per condividere un obiettivo comune: la realizzazione di una produzione etica, equa e partecipata che può essere concretamente un modello per il futuro.

Il contesto attuale è caratterizzato dalla crisi dei modelli tradizionali di organizzazione: politica, sociale ed economica. Il cibo, in questo contesto, ben rappresenta complessità della sfida perché collega l’uomo e il suo ambiente vitale, perché è risorsa fondamentale e necessaria, per tutti.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una corsa tra le potenze occidentali, la Cina e la Russia per accaparrarsi territori e risorse del Sud del mondo. Abbiamo sotto gli occhi quotidianamente le migrazioni bibliche in tutto il globo: un’altra corsa, quella dei disperati, verso miraggi di sopravvivenza.

Allo stesso modo, l’esodo riguarda gli europei del Sud, vittime della precarizzazione del lavoro e della disoccupazione crescente, verso i paesi del Nord Europa, gli Stati Uniti e la Cina, in cerca di fortuna.

Il lavoratore è ricattabile, intercambiabile, sostituibile già oggi dalle macchine, e la sua condizione rappresenta l’impatto di un modello produttivo fondato su rapporti speculativi e non relazionali.

Come sempre, però, le migrazioni originano nuove contaminazioni e possibilità impreviste.

E l’agroalimentare rappresenta il banco di prova dell’essere umano nel XXI secolo nel campo dell’organizzazione produttiva, perché il cibo è l’elemento paradigmatico della crisi e, insieme, l’humus fecondo di nuove possibilità.

Il cibo riassume le grandi sfide che abbiamo di fronte, perché la sua produzione e il consumo impattano su ambiente, salute, lavoro e cultura. In altre parole, consentono di investire in un diverso modello di sviluppo, che consideri le relazioni ambientali che l’azione economica genera e tenga conto delle necessità di tutti gli attori coinvolti nella filiera di produzione.